Demografia ed ecologia

di: RODOLFO DI MAGGIO

 

Vi era, intorno agli anni '70, un vero e proprio allarme diffuso sui rischi dell'affollamento demografico. Da allora, ovviamente, la popolazione ha continuato ad aumentare anche se, grazie alla saggia politica di alcune nazioni, in modo meno drastico di quanto non si fosse preventivato. Ma i drammi dei giorni nostri sono ancora, in larghissima parte, dovuti alla sovrappopolazione. Proprio di recente il noto scrittore e scienziato, ing. Roberto Vacca, ha difeso, in un suo articolo, il meticciato, del quale parleremo più diffusamente in futuro. Paiono quindi assurdi, e anacronistici, gli appelli che si richiamano ai pericolo di una nazione Italia sempre più vecchia e alla crescita demografica zero che deve anzi essere vista, date le sue cause e visti i suoi effetti, come una panacea per molti mali. Scritto nel 1974, vi proponiamo un saggio di Isaac Asimov (2/1/1920 - 6/4/1992), biochimico, scrittore, divulgatore, che rivela ancor oggi tutta la sua drammatica attualità.)

PROCESSO ALL'UOMO

Il primo errore è pensare all'umanità come una cosa separata dal resto. Non lo è. È parte di un complesso intreccio vitale. E non possiamo neppure pensare alla vita come a una cosa isolata in se stessa. Non lo è. È parte di una intricata struttura di un pianeta ricevente l'energia dal sole. La Terra, nei quasi cinque milioni di anni da quando ha assunto approssimativamente la forma attuale, è stata sottoposta a una vasta evoluzione. Quando si formò, molto probabilmente era priva di ciò che oggi chiamiamo l'oceano e l'atmosfera. Essi si formarono mediante il graduale movimento di materiali verso l'esterno, mentre l'interno solido si stabilizzava. E nemmeno l'oceano, l'atmosfera, e la crosta solida furono indipendenti l'uno dall'altro dopo la loro formazione. Vi è sempre un'interazione: l'evaporazione, la condensazione, la soluzione, il clima. Anche nelle profondità della crosta terrestre vi sono lenti e continui mutamenti, di cui le primavere più calde, i vulcani e i terremoti sono le manifestazioni più notevoli qui sulla superficie. Circa fra i due o tre miliardi di anni fa, alcune porzioni della superficie oceanica, colpite dalla radiazione energetica proveniente dal sole, svilupparono complicati composti con una organizzazione abbastanza versatile da costituire ciò che chiamiamo "vita". Le forme vitali da allora sono divenute sempre più complesse e varie. Ma le forme vitali fanno parte della terra esattamente come qualsiasi porzione inanimata di essa. Si tratta di una parte inseparabile del tutto. Se qualsiasi animale fosse del tutto isolato da tutte le altre forme di vita, ne seguirebbe certamente una morte per inedia. Se isolato dall'acqua, la morte per disidratazione si presenterebbe ancor prima. Se isolato dall'aria, sia libera che dissolta nell'acqua, la morte per asfissia sarebbe ancora più rapida. Se isolati dal sole, gli animali sopravviverebbero per un certo tempo, ma le piante morirebbero, e di conseguenza anche gli animali si estinguerebbero per mancanza di cibo. Questo discorso è valido anche inversamente, poiché la porzione inanimata della terra viene modificata e modellata dalla vita. La natura dell'atmosfera è stata alterata dall'attività delle piante, le quali aggiungono all'aria l'ossigeno libero che non potrebbero altrimenti trattenere. Il suolo viene sommosso dai vermi terrestri, mentre enormi scogliere oceaniche sono formate dal corallo. L'intero pianeta, oltre all'energia solare, è un enorme sistema interrelato in maniera complessa: è una forma vitale costituita da parti non viventi e da una grande varietà di parti viventi, proprio come il nostro corpo è formato da cristalli inanimati delle ossa e da acqua nel sangue, oltre che da una grande varietà di cellule viventi. In realtà, possiamo estendere oltre l'analogia. Un uomo è composto da 50 trilioni di cellule dei più vari tipi, tutte interrelate e interdipendenti. La perdita di alcune di queste cellule, come quelle che costituiscono un arto, svantaggerà seriamente tutto il resto dell'organismo; seri danni a relativamente poche cellule di un organo, come il cuore o i reni, porteranno alla morte di tutti e 50 i trilioni delle altre cellule. Allo stesso modo, su scala planetaria, l'abbattimento di una intera foresta può non minacciare la vita in generale, ma produrrà seri mutamenti nelle forme di vita della regione e perfino nella natura dello scorrere delle acque e nei particolari della struttura geologica. Un grave declino nella popolazione delle api influirà sul numero di quelle piante che dipendono dalle api per la fertilizzazione, e quindi sul numero di quegli animali che sono legati per l'alimentazione a questo particolare tipo di piante, e così via. Oppure consideriamo la crescita delle cellule. Le cellule di quegli organi che sono sottoposti a un continuo logorio, come nella pelle e nelle pareti intestinali, crescono e si moltiplicano per tutta la vita. Altre cellule, non così esposte, come nei nervi o nei muscoli, non si moltiplicano mai nell'adulto, in alcuna circostanza. Altri organi ancora, normalmente quiescienti, come il fegato e le ossa, sono pronti a crescere se è necessario fare fronte a dei danni. Quando le riparazioni necessarie sono state fatte, la crescita si ferma. In modo assai più libero e flessibile, lo stesso si può dire per l'"organismo pianeta" (che studiamo nella scienza chiamata ecologia). Se i puma divengono troppo numerosi, i cervi di cui si nutrono vengono decimati, e alcuni puma muoiono di fame, così che il loro "giusto numero" viene restaurato. Se muoiono troppi puma, allora i cervi si riproducono con particolare rapidità, e come conseguenza di ciò anche i puma si riprodurrebbero velocemente, finché i predatori addizionali ridurrebbero nuovamente il numero dei cervi. Evitando interferenze esterne, i cacciatori e le prede mantengono il loro giusto numero, e per loro questo è il meglio. Se i puma fossero stati uccisi, i cervi si moltiplicherebbero al punto da distruggere tutte le piante di cui si alimentano, e ne morirebbe un numero maggiore di quelli che sarebbero uccisi dal puma. Il ritmo di crescita all'interno di un organismo come un essere umano e' talvolta, per ragioni che ignoriamo, alterato, e un gruppo di cellule comincia a riprodursi senza limite. Si tratta della terribile malattia chiamata cancro, a meno che tale crescita selvaggia non venga fermata, ciò sconvolgerà la struttura dell'organismo provocandone alla fine la morte. In ecologia accade lo stesso se, per qualche ragione, un particolare tipo di organismo comincia a moltiplicarsi senza limiti, uccidendo gli animali suoi competitori e aumentando la propria riserva di cibo a scapito di altre specie. Anche ciò provocherebbe la distruzione del più vasto sistema: la maggior parte della vita o tutta, e perfino certi aspetti dell'ambiente inanimato. E questo è esattamente ciò che sta accadendo attualmente. Per migliaia di anni, la singola specie dell'Homo sapiens di cui abbiamo il dubbio onore di appartenere, è cresciuta di numero. Nei due ultimi secoli, tale ritmo di incremento è a sua volta aumentato in modo esplosivo. All'epoca di Giulio Cesare, quando la popolazione umana della terra era stimata a circa 150 milioni, essa aumentava con un ritmo che l'avrebbe portata a raddoppiarsi in mille anni, se tale ritmo fosse rimasto regolare. Oggi giorno, con una popolazione terrestre calcolata in circa 4 miliardi (26 volte quella dei tempi di Cesare), il ritmo di crescita è tale che, se mantenuto, ne provocherà la duplicazione fra 35 anni. Il presente ritmo di incremento della popolazione umana sul pianeta fa si' che l'Homo sapiens costituisca un cancro ecologico, che distruggerà l'ecologia esattamente come un cancro comune ucciderebbe un organismo. La cura? Esattamente quella valida per ogni cancro. La crescita anomala deve essere in qualche modo bloccata. Naturalmente essa lo sarà. Se non facciamo nulla, la crescita si fermerà, proprio come anche la malattia, alla fine, cessa se nulla viene fatto. La persona muore e il male muore con essa. E, analogamente, l'ecologia verrà distrutta e l'uomo con essa. Come è possibile bloccare l'esplosione demografica umana? Aumentando la mortalità, o diminuendo il ritmo delle nascite. Non esistono altre alternative. La mortalità aumenterà spontaneamente, e infine catastroficamente, se non facciamo nulla, e questo entro pochi decenni. Fare calare il ritmo delle nascite, in qualche modo (o diciamo pure in 'qualsiasi' modo) è sicuramente preferibile, e quindi questo è senz'altro il primo compito attuale dell'uomo. Fallendo in ciò, l'umanità verrebbe incolpata dalla giustizia astratta (poiché non vi sarebbe più alcuna posterità a giudicare) dell'assassinio in massa della vita in generale, la propria compresa, e della distruzione del complesso sviluppo planetario che ha reso possibile la vita nella sua gloria attuale. Sono troppo pessimista? Possiamo permettere al presente tasso di incremento demografico di continuare indefinitamente, o almeno per un tempo notevole? Possiamo contare sulla scienza per sviluppare metodi tali da purificare ciò che inquiniamo, per rimpiazzare le risorse sprecate con sostituti, per trovare nuovo cibo, nuovi materiali, una vita nuova e migliore per il nostro numero sempre più esorbitante? Impossibile, se la popolazione continua a aumentare col ritmo attuale. Esaminiamo alcune cifre. Naturalmente non precise, ma abbastanza vicine al vero. La massa totale degli esseri viventi sulla terra è di forse 20 trilioni di tonnellate. Vi è di solito un equilibrio fra i predatori e le prede che è di circa 1 a 10 in favore delle ultime. Le piante quindi (le prede) dovrebbero essere in quantità dieci volte maggiori degli animali (i predatori). Esistono quindi, sulla terra, un poco meno di due trilioni di tonnellate di vita animale. Ma questa è tutta la vita animale che può esistere, data l'attuale quantità di vita vegetale. Se si producono più animali, la vita vegetale diminuirà, riducendo la riserva di cibo, e quindi dovrà perire un numero sufficiente di animali per restaurare l'equilibrio. Se una data specie animale aumenta nell'insieme, può accadere solo perché altre specie di conseguenza diminuiscono di numero. Per ogni chilo ulteriore di carne umana sulla terra, deve scomparire un altro chilo di specie diversa. La massa totale dell'umanità oggi esistente sul pianeta può essere stimata a circa 200 milioni di tonnellate, vale a dire un decimillesimo della massa di tutta la vita animale. Se l'umanità aumenta di diecimila volte, allora l'Homo sapiens sarà, necessariamente, la sola specie animale vivente sulla terra. Sarà un mondo senza elefanti o leoni, senza cani e gatti, senza pesci o aragoste, senza vermi o cimici. E inoltre, per alimentare tutta questa massa umana, tutte le piante dovrebbero essere impiegate. Quindi dovrebbero rimanere solo quelle piante commestibili per l'uomo, e quelle con contenuto nutritivo più alto e minimi rifiuti. Al momento attuale, la densità media della popolazione sulla terra e' di circa 73 persone per miglio quadrato. Aumentiamolo di diecimila volte ed esso diventerà di 730.000 persone per miglio quadrato, vale a dire più di sette volte la densità della popolazione di Manhattan nelle giornate lavorative. Anche se ipotizziamo che l'umanità si diffonderà in qualche modo in vaste città galleggianti sulla superficie dell'oceano (o immerse nelle profondità di esso), la densità media della vita umana all'epoca dell'estinzione di tutte le altre specie animali sarà di 310.000 persone per miglio quadrato in tutto il mondo, non importa se in terra ferma o sul mare, circa un pò più di tre volte la densità della moderna Manhattan a mezzogiorno. Abbiamo allora la visione di costruzioni altissime, più alte e più agglomerate di quanto sia attualmente Manhattan, che si diffondono per tutto il mondo, sulle montagne, nel deserto del Sahara, attraverso l'Antartide, sugli oceani; e tutte col loro carico di umanità e senza alcuna altra forma di vita animale. E sui tetti di questi edifici vi sono gli allevamenti di alghe, con piccole pianticelle esposte al sole così da poter crescere rapidamente e, senza sprechi, formare le proteine per tutta la popolazione di 35 trilioni di esseri umani. Questo è tollerabile? Anche se la scienza producesse tutta l'energia e i materiali di cui l'umanità avrebbe bisogno, riuscisse a nutrirla con le alghe, a educarla e a divertirla, questa enorme crescita sarebbe sopportabile? E se lo fosse, potremmo raddoppiare la popolazione in altri 35 anni? E quindi ancora dopo altri 35 anni? Da dove trarremo il cibo? Cosa persuaderà le alghe a moltiplicarsi più velocemente di quanto l'energia da esse assorbita renda possibile? Cosa ecciterà il sole a fornire ulteriore energia per ottenere questo risultato? E se enormi riserve di energia provenienti dalla fusione atomica verranno aggiunte per aumentare la fornitura energetica del calore, come potremo sbarazzarci delle egualmente enormi quantità di calore che verranno così prodotte? E dopo che le calotte polari si siano sciolte e gli oceani abbiano cominciato a bollire, cosa accadrà? Possiamo trasferire parte della massa dell'umanità in altri mondi? Attualmente il numero degli esseri umani sulla terra aumenta di 80 milioni all'anno, vale a dire poco più dell'uno per cento. Possiamo realmente supporre di essere in grado di inviare 80 milioni di esseri umani all'anno sulla Luna, su Marte, o altrove, e tecnologizzare tali mondi per ospitare queste persone? E anche in tal caso, possiamo semplicemente rimanere noi stessi al nostro posto? No! Nemmeno il visionario più ottimista potrebbe onestamente convincersi che i viaggi spaziali siano la soluzione al problema della popolazione, se il presente tasso di incremento demografico verrà mantenuto. Ma quando verrà tale tipo di cultura planetaria? Quanto tempo è necessario per aumentare la popolazione terrestre fino a qual punto impossibile, all'attuale ritmo di raddoppiamento ogni 35 anni? Se ci vorrà un milione di anni o anche solo centomila anni, allora, per grazia di Dio, non abbiamo da preoccuparci troppo presto. Ma non abbiamo tanto tempo a disposizione. Raggiungeremo quel punto estremo in non più di 460 anni. Al ritmo attuale, senza controllo delle nascite, acnhe se la scienza ci servirà in modo assolutamente ideale, raggiungeremo il pianeta privo di animali eccetto l'uomo, privo di piante tranne le alghe, e senza posto per una persona in più, nel 2430 d.C. E se la scienza verrà incontro alle nostre necessità in un modo meno che ideale (come certamente accadrà), la fine verrà molto prima, molto prima, e l'umanità sarà costretta a morire molto, molto prima di dover costruire quell'enorme edificio esteso per tutta la superficie terrestre. così, se il controllo delle nascite deve essere stabilito nel 2430 d.C. come limite massimo, perfino in un mondo ideale con una scienza immensamente progredita, facciamo in modo che avvenga ORA, in nome del cielo, finché sono ancora al mondo le quercie, le margherite, le tigri e le farfalle, e finché esistono ancora campi aperti e spazio, e prima che il cancro chiamato uomo si dimostri fatale per la vita e per il pianeta.








 

 

 

 

 

 

Lo spazio del lettore

Inserisci qui i tuoi commenti e spediscili a Impronta!