Lo stato del Serio: un nuovo studio e nuove preoccupazioni

di: ALVARO DELLERA / editing: FRANCO GALLO

 

Sommario
§1 - Introduzione .:. §2 - Una situazione allarmante .:. §3 - Pressione antropica e penuria d'acqua .:. §4 - Immissioni e prelievi .:. §5 - Suggerimenti e indicazioni

INTRODUZIONE

È a disposizione dei soggetti sociali e degli amministratori una relazione semestrale dic.2004-giugno 2005, redatta dall'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MILANO BICOCCA / Dipartimento di scienze dell'ambiente e del Territorio, dal titolo "Strategie per lo studio ,la salvaguardia e il recupero dell'ambiente fluviale del SERIO". La relazione è stata commissionata dall'Amministrazione Provinciale di Bergamo, dalla Comunità Montana della Valle Seriana, dal Consorzio di Bonifica della Media Pianura bergamasca, dal parco del Serio e dall'Amministrazione Comunale di Seriate.
Lo studio in questione traccia un significativo punto di partenza o di arrivo (dipende dai punti di vista) sul tema della situazione ambientale del fiume Serio e del suo territorio e della loro possibile evoluzione . Evidenzia con consapevole professionalità che non solo nel mondo in generale, come si sente speso dire, ma anche nel contesto più prossimo a noi, l'equilibrio fra uomo e ambiente si è definitivamente rotto. Ci richiama quindi alla spiacevole constatazione che l'emergenza ambientale ci riguarda direttamente e non è una tra le tante difficoltà in cui si imbattono dei generici "altri". Riguarda noi, il nostro fiume, la nostra vita: la stessa situazione futura del Serio dipende ormai da come questo squilibrio verrà affrontato.
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UNA SITUAZIONE ALLARMANTE

L'analisi puntuale svolta nella ricerca (il cosiddetto screening del fiume, effettuato per l'intero corso dalle sorgenti alla foce), condotta naturalmente con metodi scientifici che lo studio documenta (indice-10/12), mostra chiaramente una situazione allarmante, ma non per sempre persa. Dipenderà, localmente, dalla volontà degli enti preposti (politici ed amministrativi) di decidere da che parte far pendere la bilancia. Come cittadini e come Verdi auspichiamo ovviamente che la scelta tra sviluppo fuori controllo e sviluppo integrato e compatibile sia l'unica che la morale e la stessa utilità più lungimirante suggeriscono: una politica di scelte sostenibili, di tutela e di recupero degli ecosistemi e della qualità delle acque. Occorre però non rinviare indefinitamente nel tempo le volontà già annunciate da tanti soggetti politici e istituzionali. Gli attori principali, in questa situazione complessa ma stimolante, sono molti, e ben noti a tutti. Per questo, le difficoltà e le diffidenze crescono proporzionalmente al numero dei soggetti coinvolti, poiché crescono anche gli interessi economici privati, difesi dai singoli attori, che, spesso, non coincidono con la volontà di miglioramento degli ecosistemi e dell'ambiente circostante, elemento prioritario ed esplicitamente pattuito nell'intesa dei Comuni che hanno costituito anni addietro l'Ente Parco. Oggi pressioni corporative stanno spingendo alcuni Comuni ed Enti in una direzione opposta al principio di tutela e salvaguardia dei territori a Parco. E le mediazioni, politicamente inevitabili a livello istituzionale, comportano spesso il non agire o agire in direzioni opposte o solo faticosamente compatibili con quanto preventivato in termini di difesa e tutela ambientale. Per questo lo studio che stiamo esaminando, arricchito da relazioni di notevole professionalità, va preso seriamente poiché non farà altro che facilitare scelte appropriate, indirizzate in modo specifico e scientifico (fondato su considerazioni super partes) verso i luoghi dove sia opportuna concentrare l'azione.
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PRESSIONE ANTROPICA E PENURIA DI ACQUA

Due sono i macro sistemi malati che l'ambiente fluviale pone, e che lo studio bene evidenzia. (vedi i punti in indice 1-4-7-8-11-12). Il primo è la pressione, meglio definita come l'impronta ecologica, cioè il peso in termini di carico umano e animale e di antropizzazione dei luoghi, che il territorio fluviale del parco Serio oggi deve sopportare e vede sempre più aumentare su di sé. Il secondo la scarsa quantità di acqua (portata media del fiume) del Fiume Serio, con l'aggravante che il carattere torrentizio del fiume porta a piene autunnali e a secche estive in ogni anno solare. Sempre più spesso le secche si prolungano nel tempo e le piene non trovano più alveo o casse dedicati all'espansione delle acque, sufficienti a contenere il fenomeno, con conseguenze note. Se a tutto ciò, come riferito nello studio, aggiungiamo i prelievi a vario scopo, e l'effetto interramento, nonché il drenaggio del sottosuolo nella fascia di fondo valle detta "dei fontanili", l'effetto secche e l'andamento meandriforme del fiume aumentano a dismisura. L'insieme di questi due aspetti porta a dire che non basterà più una gestione del Fiume e del suo ambiente limitata alla gestione amministrativa e di programmazione del solo Ente Parco, ma occorrerà servirsi di competenze e risorse che altri enti e organizzazioni controllano: Regione e Province in primo luogo, AIPO, ARPA e consorzi irrigui collateralmente. Una gestione, dunque, più sistemica e organica, come del resto e con buona intuizione mostra di creare proprio il "protocollo d'intesa" sottoscritto da più enti e amministrazioni da cui prende le mosse la commessa dello studio. La pianificazione territoriale ed urbanistica Regionale e Provinciale non può ignorare ed esimersi dal recepire con le esigenze che la difesa dell'ecosistema fluviale prioritariamente impone sovrapponendovi astrattamente le proprie. Solo l'applicazione di metodi concertati fra enti potrà dare inizio ad una nuova fase, di certo più efficace, per il risanamento delle acque e per il ristabilimento di qualità ambientali significative. Non possiamo dimenticare, a livello di contesto, che gli effetti dei cambiamenti climatici stanno mettendo a dura prova l'ambiente ed in particolare l'ambiente Alpino. Le scarse precipitazioni e lo scarso apporto dei nevai e ghiacciai, ormai ridotti ai minimi termini, non possono non entrare a far parte di un ragionamento più complesso che ancora una volta ricade, e in modo pesante, sull'ecosistema fluviale esaminato anche dallo studio(in indice 2-3). Se tutto ciò come si suppone porterà ad un graduale ma inesorabile diminuzione di quantità di acque meteoriche e formazione di ghiacciai perenni, ecco che a maggior ragione la gestione della qualità fluviale intesa come ecosistema (aria-acqua-suolo) ha bisogno di responsabilizzare sempre più gli enti superiori almeno per quel che concerne la disponibilità di risorse primarie come l'acqua, la sua depurazione e la sua gestione.
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IMMISSIONI E PRELIEVI

Un capitolo dello studio trattato con una grande mole di informazioni e raffronti è quello relativo alle immissioni e prelievi (in indice 8). Se da un lato il carico inquinante immesso in buona percentuale proviene da depuratori biologici civili ed industriali posti lungo l'asta del fiume, che pongono una seria ipoteca sulla qualità delle acque, dall'altro questo massiccio processo di depurazione ci preserva da inquinamenti diffusi e incontrollati molto più nocivi e pericolosi, specialmente per ciò che concerne gli scarichi industriali e zootecnici, che, sia pur presenti in percentuale minima, come si evince anche dallo studio (in indice 8-3.4) risultano ancora incontrollati per quantità e qualità. Lo studio, che affonda la ricerca nella verifica dei parametri di sostenibilità biologica del fiume utilizzando l'indice IBE (indice biotico esteso) e convertendolo in classi di qualità, pone il fiume, da fondo valle alla foce, in classe 3a e in alcuni punti anche 4a mentre nell'asta a Nord, a partire dalla sorgente e per un lungo tratto, la qualità è comprensibilmente migliore, ponendosi in classe 2a. Questo sta a significare, al di la delle classificazioni, che la soglia di sostenibilità è ridottissima. Pertanto l'impegno a migliorare diventa un obbligo. Come sempre, il "come", il processo concreto, dipenderà dalle scelte politiche che si faranno.
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SUGGERIMENTI E INDICAZIONI

Una serie di suggerimenti ci viene dallo studio strategico stesso:
-> monitorare costantemente e severamente i carichi inquinanti immessi a valle dei depuratori;
-> far lavorare i depuratori per quello che sono deputati a fare e per le capacità di trattamento per cui sono stati progettati;
-> affiancare i depuratori biologici che ancora oggi ricevono carichi inquinanti di metalli pesanti di origine industriale, i cui reflui vengono trattati per diluizione in luogo dell'abbattimento, con più moderni impianti abbattitori;
-> evitare che sconsideratamente, cioè in assenza di uno studio di compatibilità biologica del fiume e di capacità autodepurativa dello stesso, si autorizzino allo scarico nuovi depuratori che raccolgono quantità di carico inquinante proveniente da bacini di utenza che potrebbero attestarsi su altri fiumi meglio capaci (a questo scopo serve, se non c'è già oggi, uno studio di massima);
-> diminuire il carico inquinante da zootecnia con pretrattamento, disidratazione e diluizione prima dello spargimento;
-> far cessare lo spargimento incontrollato di fanghi "di dubbia provenienza" in agricoltura;
-> evitare il crescere di carico animale sulle aree a parco in luogo della qualità. In merito ai prelievi idrici lo studio fa poi un monitoraggio puntuale delle prese di carico con relativa presunta capacità di prelievo. Anche qui è necessario verificarne l'effettiva necessità, la perdita di portata dovuta a sub-prelievi o fisiologica, e intervenire con riparazioni e modifiche che evitino dispersioni inutili. Per la parte relativa alle attività che insistono sul parco e all'ecologia, lo studio ai capitoli 1-4-5-6-7 rimanda spesso al piano territoriale di coordinamento o ad altri studi , mentre gli aspetti relativi alla geomorfologia, agli aspetti vegetazionali, agli ambienti naturali, alla fauna e alla flora sono descritti in modo poco significativo rimandando a pubblicazioni di settore più approfondite. Certamente la parte più interessante, perciò, da considerare fondamentale e meglio sviluppata da questo studio strategico, è quella relativa alla "biologia fluviale", il cuore pulsante del fiume. Lo studio (ma non era compito suo) non si pone, giustamente, l'obiettivo della risoluzione dei problemi, però li evidenzia e proprio per questo occorre dare il giusto peso ai quesiti che lo studio affronta e ci sottopone poiché alla "politica" e sola ad essa spetta il compito di comprendere l'importanza e dare esecutività ai provvedimenti da prendere.
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